Tutto sotto controllo!

Lasciamoci scuotere dallo Spirito Santo! Mi sembra questo l’invito che il papa intende proporre nei punti 230-247 della Christus vivit. Per questo, prima di continuare la lettura, leggeteli!

Quante volte abbiamo la presunzione di aver più fantasia dello Spirito Santo, chiudendoci in proposte che in realtà sono solo l’eterno ritorno dell’uguale… Chiediamoci quanto abbiamo paura della novità, soprattutto se questa ci toglie qualche cosa. Il papa parla della necessità di non bloccare le forme di pastorale giovanile popolare. Si tratta di proposte di fede che magari nascono dai giovani stessi, che seguono altri stili forse non troppo canonici o metodologie davanti a cui bisogna abbattere il sospetto a priori. Chi si trova ad accompagnare i giovani sa quanto tempo occorre per programmare, decidere, proporre. Siamo tanto preoccupati del successo delle nostre proposte, ma dobbiamo mollare un po’ la presa e iniziare dal basso verso l’alto. Non per puntare in basso, ma perché avvenga veramente un decollo.


Soprattutto verso quei giovani più deboli e feriti, quelli che magari non corrispondono al nostro ideale di bravo ragazzo, dobbiamo attivare spazi inclusivi, sapendo che ogni crescita, anche quella cristiana, è questione di processo. E magari c’è chi parte da 10 e chi invece parte da 0. Abbiamo bisogno di una pastorale giovanile popolare che apra le porte e dia spazio a tutti e a ciascuno con i loro dubbi, traumi, problemi e la loro ricerca di identità, con i loro errori, storie, esperienze del peccato e tutte le loro difficoltà, afferma il papa. Nessuno nasce imparato. Quello dell’accoglienza è un processo lento e paziente, ma dobbiamo far pace col fatto che solo così esso può essere avviato. Ci sono tante modalità tramite cui i giovani testimoniano la loro ricerca di Dio. Ed è Dio stesso che li cerca tramite queste modalità, perché Lui è il primo a voler incontrare ogni uomo nel cammino della vita, per offrirgli la Sua vicinanza e il Suo amore.

Non possiamo correre il rischio di non permettere od ostacolare questa comunicazione! Ogni battezzato è re, sacerdote e profeta. Come tale è missionario, in particolare nella quotidianità che è chiamato a vivere. Non dobbiamo fare chissà cosa per essere missionari. Il papa cita l’esempio di un ragazzo che, desiderando chiedere aiuto alla Madonna, invita un amico a compiere insieme un pellegrinaggio. In questo piccolo gesto e in tanti altri simili, la grazia può irrompere nella vita di una persona e cambiarla radicalmente. Noi giovani siamo missionari uno dell’altro. Perché non sperimentarci, perché non metterci in gioco? In particolare quando sarà di nuovo possibile, non fermiamoci alle riunioni organizzative o al rendez vous domenicale! Passatemi l’espressione, rompiamo le scatole ai nostri sacerdoti chiedendo loro di essere maggiormente coinvolti, magari con una presenza in spazi diversi, come possono essere le strade dove vivono i senzatetto, le solitudini di tanti anziani, le difficoltà di chi vive dipendenze o semplicemente le grida di chi desidera un cuore disposto a prestargli un po’ di attenzione e ascolto. Certamente abbiamo bisogno di persone che ci guidino e ci accompagnino in tutto questo. Un primo luogo è la famiglia di provenienza e quella che un giorno potremmo costruire insieme alla persona che il buon Dio ci farà incontrare. Oltre la famiglia si pone la necessità di persone esperte nell’arte dell’accompagnamento. Il papa delinea una serie di qualità che queste persone devono avere. Ovviamente non si tratta di supereroi ma di persone che, a partire dalla consapevolezza di essere peccatori perdonati, possano aprirsi con misericordia al vissuto di tanti giovani, con la capacità di non ergersi a maestri di vita, rimanendo semplici fratelli maggiori che hanno fatto qualche passo in più e possono aiutare a mostrare la strada.


Tutto questo, e vado a concludere, ha bisogno solo di una cosa: ascoltare lo Spirito Santo. Come? Iniziando a non avere la risposta pronta su tutto e pregando un po’ di più, per guardare con l’aiuto di Dio alle situazioni concrete e scoprire così le proposte da fare o semplicemente per riscoprire un po’ la dolcezza della presenza di Dio.



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