TUTTO QUESTO... PER AMORE

Di solito non viene da pensare al sacerdozio o alla vita consacrata come a una chiamata all'amore. Sì, certamente c’è l’amore per Dio, ma questo amore viene spesso percepito come qualcosa di poco concreto o come un faticoso impegno esistenziale. Al contrario la vocazione matrimoniale è normalmente associata all'amore in tutte le sue dimensioni. Bisogna ribadire che ogni vocazione è una chiamata all'amore. E questa è una di quelle frasi che solo nella vita concreta perde la sua carica intimistica e si mostra per la sua forza rivoluzionaria. Perché l’amore non è roba semplice. Lo dimostra quella cultura del provvisorio che papa Francesco denuncia nella Christus vivit. Il provvisorio, infatti, non impegna per sempre; risponde alla sensazione del momento e porta alla convinzione che la vita vada vissuta così, alla giornata. Ecco perché chi è chiamato al matrimonio può riscoprire la preziosità della propria vocazione nella Chiesa. E cos'è questa perla se non quella di essere un testimone di amore, di fedeltà, di pienezza, di perdono? L’amore degli sposi è paradigma dell’amore che Cristo ha per il Suo popolo. È vero che la Chiesa, nella sua dottrina, può apparire lontana dalla vita concreta di tanta gente e che le sue posizioni in termini di sessualità hanno portato tante persone ad allontanarsi. La Chiesa, tuttavia, non sta lì per complicare la vita alle persone, ma per portare le persone ad una comprensione migliore della propria dignità e libertà. Questo non esime la Chiesa dal doversi continuamente interrogare a partire dalla realtà concreta delle persone. Ancora oggi però vale la pena mettersi in gioco, vale la pena impegnarsi. In fondo questo è il sogno di tanti giovani desiderosi di trovare la persona giusta e costruire una famiglia. Tutto ciò non si improvvisa. Dobbiamo sempre avere l’umiltà di riconoscerci fragili e bisognosi di crescita interiore. Certamente la nostra generazione ne lascia alle spalle un’altra in cui tutto era sicuro e definito da riti di passaggio, età definite, maggiore stabilità. Tuttavia nessuna generazione è esente dalle proprie sfide e tante sono le famiglie ferite dall’incertezza, dall’incomprensione, che alle volte arrivano alla separazione. In amore non si nasce imparati, ma bisogna andare a scuola ogni giorno. Altro aspetto importante che il papa affronta è quello del lavoro, riconoscendo in esso una vera e propria chiamata. Non può che essere così, perché nel lavoro siamo cooperatori di Dio al progetto della creazione. Il lavoro parla di inventiva, di creatività, anche laddove questo non è chiaro a prima vista. Per questo ognuno deve chiedersi, accanto a cosa il Signore desideri dalla sua vita (sposarsi, essere sacerdote, consacrarsi o vivere in pienezza la propria vocazione battesimale), come è chiamato a investire le proprie energie. Certo la realtà non è sempre piena di sorrisi e allegria. C’è anche tanta fatica e il lavoro è uno di quei terreni più in difficoltà, in particolare in questo tempo economicamente incerto. Il cristiano, però, sa di essere nelle mani di Dio e non si perde d’animo. La fede allora ci porta a concepire tutto come una chiamata. In primis la vita, che chiede di essere riscoperta come un dono gratuito. Poi il battesimo, i carismi e i talenti che ognuno ha ricevuto, gli interessi e le passioni. Tutta la nostra vita ci parla di una Parola che il Padre continua a rivolgerci, attendendo paziente una nostra risposta a vivere tutto con e in Lui!



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