Tempo favorevole per ascoltare l’eterno silenzio in Parola

Carissimi,

un simpatico “ciao” a tutti voi che seguite questo blog. Inizio proprio da questo momento inspiegabile di preoccupazioni, di perplessità, di malattia che stiamo “passando” per poter compararlo al mio momento di Fiducia in Dio e Abbandono alla Sua Volontà, nella mia vita. Mi chiamo Matteo e ho 36 anni, sono originario di Malnate, un paese lombardo a pochi chilometri dalla Svizzera. Alla domanda “la tua vocazione?” faccio sempre fatica a rispondere … è qualcosa di personale … in seminario ci dicevano: “parlare della tua bella: è facile, ma parlare dell’innamoramento: non si riesce mai!”. Chi? Io e la mia famiglia (Enrico e Rosanna, sorella Francesca e gemello Alfredo) Quando? avevo 10 anni e, durante il tempo natalizio, Come? eravamo soliti visitare il Presepe che la comunità dei Padre Missionari Comboniani allestiva Dove? a Venegono Superiore. Che cosa? Dopo la visita, entrai nella loro libreria e passando i titoli, mi capitò tra le mani un libricino dal titolo “Da ricco che era” di Giorgio Torelli, sulla storia di Marcello Candia, un imprenditore che lasciò tutto per far del bene in Brasile sul Rio della Amazzoni. Perché? Ancora oggi me lo chiedo … so solo che quando ebbi tra le mani quel libro provai un “non-so-che” che mi invitava in quella direzione.

Gli anni passarono e questo bell’incontro fu un po’ dimenticato e sotterrato dall’adolescenza e dalle mie scelte. Ai “miei tempi”, come ragioniere, si poteva entrare a lavorare in banca senza dover fare l’università così, a 19 anni, mi offrirono un posto di lavoro a Roma per una banca lombarda e io accettai senza esitazione. Seguirono anni fatti di apparenza e tanto vuoto dentro, la mia storia di peccato: un bel groviglio fino ai 26 anni. Feci il mio incontro con Dio Misericordia durante una Confessione, qui, a San Martino ai Monti di Roma, con un frate carmelitano che divenne la mia guida spirituale. Passato il tempo dei “primi posti” venne il momento degli “ultimi” e seguii per diversi anni gli incontri francescani al s. Bonaventura sul Palatino, fino a far parte della Gioventù Francescana e progetti di evangelizzazione giovanile. In quegli anni non sapevo cosa fosse la parola “discernimento” né cosa volesse dire “vocazione”, per me “il disegno di Dio su di te” era una grande incognita che proprio non capivo. Seguendo gli incontri di animazione vocazionale con i frati Francescani (amavo la figura di San Francesco) mi venne indicato il cammino “diocesano” (che parola strana, allora non sapevo cosa volesse dire) perché il “religioso” non sembrava essere la mia strada. Per me era: “tanto, basta seguire Dio …. no?! Non è tutto uguale?!” Approdai con tutte le mie domande e i miei 30 anni al Seminario Romano Maggiore e seguii l’anno propedeutico (altra parola sconosciuta nel mio vocabolario) dove, continuando a lavorare in banca, vivevo in seminario con altri ragazzi in ricerca, perché anche io sentivo “qualcosa” ma non capivo “cosa”. Alla fine ricevetti la risposta negativa al mio discernimento “NO!” ed ecco che caddi nella disperazione più totale, nel nulla, nella crisi. Una notte dissi: “Signore se è questo che vuoi, lo accetto. Basta, però! Io non ne voglio più sapere né di sacerdote, né di frate”. Continuando la mia crisi e arrabbiatura con Dio, decisi di dar voce a quello che era nel mio cuore perché non capivo più nulla. “Ma come? Signore! Allora ho capito male io per tutti questi anni !”. Chiamai una mia amica, presidente di una associazione, e le chiesi “Mandami in una missione, la più povera, in qualsiasi parte del mondo ché voglio partire!”. Fu così che atterrai in Colombia, ad Arjona, uno dei comuni più poveri vicino a Cartaghena delle Indie. Lì conobbi il carisma (stavo imparando … le qualità) di annuncio e profezia dei frati carmelitani e il loro lavoro a fianco dei più poveri: visitai le loro case di accoglienza, il dispensario per le mamme in difficoltà coi loro bimbi, la scuola, l’asilo; una esperienza toccante fu misurare l’altezza e peso dei neonati e feci tesoro di tutti quegli sguardi, carezze e urla. Al mio rientro in Italia, la crisi non era passata ma avevo voglia di ripartire. Un angelo mi indicò un sacerdote bravissimo che tuttora mi aiuta nel cammino e mi aiutò a rileggere tutta la mia storia e a propormi una salita: il Carmelo. Ricominciai il mio cammino vocazionale e mi misi in serio ascolto. Chiesi un anno di aspettativa dal lavoro e feci il Postulandato in un convento “nuovo” a Sesto Fiorentino dove un santo frate, Agostino Bartolini, propose a delle famiglie di vivere in convento coi frati, normalmente, come famiglie cristiane. Stetti un anno, in quel gioiellino di luogo, nel verde, alle pendici del Morello e poco a poco scoprii la mia voglia di ri-provarci di nuovo, in un luogo nuovo, mai sentito: il Carmelo. Lasciai il banco e volai in Spagna per vivere il mio anno di Noviziato a Salamanca. Là, approfondii il carisma carmelitano: fraternità orante in mezzo al popolo. La figura del Profeta Elia, padre ispiratore dei frati carmelitani, che annuncia la conversione è, ad oggi, la conferma di quel sussurro che il libricino mi parlò da bambino. Il sussurro di una brezza leggera (un suono mite in un silenzio assoluto) lo puoi cercare nel Primo Libro dei Re al Capitolo 19.

Nel 2017 ho emesso la Professione Semplice nella vita religiosa con i consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza; quindi ho ricominciato a studiare. Dopo la Filosofia, in Gregoriana, sto frequentando gli studi di teologia e vivo a Roma nel Convento di San Martino ai Monti con altri fratelli nella tappa dello Studentato. Questa è la mia storia, bella lunga, e ancora da scrivere.

Concludo, ringraziando la redazione per avermi dato la possibilità di dire la mia, di parlarvi della mia vocazione working-in-progress e riassaporarla in questo momento critico. “L’uomo nella prosperità non comprende”: quando tutto va bene, non pensiamo molto a Dio, ma quando avviene una crisi nel nostro essere, nel silenzio, è l’occasione buona per ascoltare. Chissà, restando in casa, aprendo la Bibbia, anche tu possa ascoltare una Parola ! Buon cammino di Quaresima a tutti voi e auguri di Fiducia in questo periodo: senza con-tatto, forse, ma restando in con-t@tto con chi ha bisogno.


In Cristo, nostra Speranza,

fra’ Matteo Antollini, O. Carm.


fraticarmelitani.wixsite.com

ocarm.org

FB Studentato Carmelitano San Pier Tommaso


0 visualizzazioni
Iscriviti alla newsletter