"Oro, incenso e mirra"

«Quando, secondo voi, Gesù ha capito quale fosse la volontà di Dio per la sua vita?». Muti come pesci. Qualcuno dei ragazzi in fondo sghignazza sotto i baffi, come a dire: che sciocchezza, Gesù è Dio, come fa a non sapere che cosa vuole Dio dalla sua vita? Provo a fargli notare che crediamo nella Trinità e che il Padre non è il Figlio (“Vi ricordate la preghiera nel Getsemani?”), ma il discorso di "teologia-matematica" diventerebbe troppo complicato. Magari ci tornerò la prossima volta!

La domanda rimane aperta, e provo a incalzarli così: “Avete presente i doni dei Magi (che poi non erano tre è un'altra storia)? Beh, se è vero che la mirra simboleggia l'umanità di Gesù, vuol dire che anche lui in un certo momento si sarà posto le "domande di senso" che arrovellano la capoccia di ciascuno di noi”. E possiamo esserne certi perché nella sua predicazione «i successi e i fallimenti, le gioie e i grandi dolori, le speranze e le delusioni» (n.16) dei giovani hanno sempre un posto centrale.

Così, ad esempio, la parabola delle dieci ragazze mostra sapientemente le due strade che ognuno può percorrere nella "veglia" della propria giovinezza. Alcune, pronte e attente, coltivano il desiderio bello e grande di un futuro pieno di vita e di ricchezza interiore. Altre, distratte e addormentate, volano sulla superficie dell'esistenza, "sopravvivendo e vivacchiando", incapaci di coltivare relazioni profonde e di entrare nel cuore della vita (cfr. n.19).

Avendo in mano la "lampada", buttiamo un occhio alla nostra "riserva di olio": in quella scelta che pensiamo cambierà tutto e risolverà ogni problema, nel desiderio per cui combattiamo contro tutto e tutti, in quell'obiettivo che crediamo sarà la felicità... Dio che posto ha? Come quelle vergini sagge, la sicurezza di star cercando la vera felicità consiste nel sapere quale "sposo" si attende. Solo Dio, che ti ama più di ogni altra cosa, ha preparato per te la felicità autentica. Felicità che non ti sarà mai tolta!



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