«Non privarti di un giorno felice»!

«Gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l'ignoranza, hanno

risolto, per viver felici, di non pensarci»: così Pascal, in uno dei Pensieri, ricorda i suoi anni giovanili passati tra i grandi piaceri mondani della capitale francese, la Parigi del libertinaggio assoluto."Le divertissement", traducibile con divertimento, distrazione, sarebbe un "cattivo surrogato" per riempire il vuoto profondo della nostra miseria, piccolezza, finitezza e precarietà.

Dobbiamo di certo esser d'accordo con il filosofo francese: vediamo anche oggi come vasti e vari "piaceri" sono utilizzati per fuggire da situazioni dolorose o problematiche, lanciandosi «in una dissolutezza irresponsabile che ci lascia vuoti e sempre insoddisfatti» (n.147), ed espressioni del gergo comune del tipo "beviamoci su" ce lo confermano.

Tuttavia, «non si tratta di essere insaziabili, sempre ossessionati da piaceri senza fine» (n.146), ma dobbiamo ricordare che questa «inquietudine riassume molte delle aspirazioni dei cuori dei giovani»: non è il "sentire" che va combattuto, ma il modo sbagliato di "riempirlo", perché «l'inquietudine insoddisfatta [...] apre la strada all'audacia che spinge a prendere la propria vita tra le mani e a diventare responsabili di una missione» (n.138).Così, nella storia del pensiero, è proprio a questa "inquietudine e meraviglia" ("thauma") che viene fatta risalire l'origine del pensiero filosofico; e allo stesso modo la "sana inquietudine" è nella tradizione della Chiesa condizione necessaria per l'incontro con Dio: pensiamo all'esempio dei Magi nella Scrittura o alla vicenda di sant'Agostino.

Tutte queste storie di vita ci proteggono dall'abbandono alla cosiddetta "ansia da prestazione", che «può diventare una grande nemica quando ci porta ad arrenderci perché scopriamo che i risultati non sono immediati» o non soddisfano le nostre aspettative, rischiando di «vivere paralizzati, come morti viventi, ridotti a soggetti che non vivono perché non vogliono rischiare, perché non portano avanti i loro impegni o hanno paura di sbagliare» (n.142). E come sono necessari i sogni e i desideri grandi per il futuro, è importante «saper aprire gli occhi e soffermarsi per vivere pienamente e con gratitudine ogni piccolo dono della vita [...]: (afferra) le occasioni che si presentano ogni giorno, per compiere azioni ordinarie in un modo straordinario» (n.148).



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