«Mostraci il Padre e ci basta»

Dopo aver versato fiumi di inchiostro siamo arrivati finalmente al nocciolo della questione: come compiere un buon discernimento, e soprattutto come farlo con la propria vocazione (n.278-286)? Non nascondo che trattare di questo punto nevralgico mi crea non poche difficoltà, perché anche il discernimento sulla mia chiamata è ancora, per così dire, in lavorazione. Insomma, non è giunto per me il tempo di fare da maestro: è una tentazione comune ai principianti quella di voler subito insegnare agli altri le poche cose che si sono imparate nella propria vita spirituale. Quello che mi piacerebbe condividere dunque non è un metodo, un modo di procedere, ma piuttosto quella che credo sia l’opzione fondamentale, la scelta di fondo di ogni discernimento riguardo la propria vocazione, a prescindere dalle scelte particolari che ciascuno nella propria coscienza, una volta che sia ben formata, prenderà (cfr. n.281). Per fare questo piccolo identikit del mio personalissimo “tesoro nel campo” vorrei prendere spunto da alcuni vangeli del Tempo di Pasqua. Il desiderio di fondo nella vita del credente dovrebbe sempre essere quello di “tornare a casa” (cfr. n.285): solo nel Padre, il Sommo Bene della nostra esistenza, l’infinito desiderio di felicità di ciascuno di noi potrà finalmente essere appagato. Gesù ci ha assicurato che nella casa del Padre c’è posto per tutti, ed è proprio lui che con il suo sacrificio ce lo ha preparato, per vivere insieme in quella casa in cui «il figlio vi resta per sempre». Fare discernimento dunque non serve solo a scegliere il bene e fuggire il male (cfr. n.279), ma a trovare la strada più veloce per il paradiso. Per questo «le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. […] Un estraneo invece non lo seguiranno»: chiediamo dunque l’aiuto dello Spirito Santo, lui che «insegnerà ogni cosa»!



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