Mettere radici!

Eccoci ritrovati al nostro appuntamento settimanale sulla Christus vivit, oggi sui punti dal 179 al 191. L’invito che facciamo a tutti è sempre quello di leggere i punti via via indicati per gustare personalmente le parole che papa Francesco ha voluto rivolgere ai giovani del mondo. È bello poter sentire la preoccupazione della Chiesa per noi o meglio per ciascuno di noi. È la premura di una madre che considera i suoi figli come il proprio respiro. Per questo la preoccupazione del papa si riferisce alla mancanza di radici. Sì, può sembrare la perenne apostrofe di un anziano: ‘Ahh, questi giovani d’oggi senza radici’. In realtà chiunque può rendersi conto, a partire dalla propria esperienza, di quanto sia necessario poggiare su qualcosa di solido. Il mondo è pieno di stimoli e attrattive per le quali rischio di essere come un palloncino che si sgonfia, volando all’impazzata da una parte all’altra. Poggiarsi significa essere dipendenti e iniziare a fare le proprie scelte includendo l’Amico per eccellenza, da quelle più banali a quelle più importanti. Poggiarsi significa ricordarsi di essere inseriti in una storia. La storia universale e personale è un tesoro prezioso perché è un tesoro di sapienza. È vero, spesso facciamo gli stessi errori da cui pensavamo di essere immuni a forza di esperienze. Un conto è questo, un conto è negare la storia o strumentalizzarla. È così che nascono le ideologie e queste, giusto per tenere gli occhi aperti, non sono mai evidenti. Il papa mette in guardia anche da chi pone in alto, sempre in maniera subdola, il culto e l’idolo della giovinezza. I nostri programmi televisivi e la pubblicità sono pieni di tutto questo. In realtà anche nel nostro cuore confondiamo bellezza con apparenza e i like su Instagram diventano una trappola soffocante. Il guaio di questo è non cogliere più la bellezza dell’ordinario che non è mai così come lo propone un ideale. Scrive il papa: «C’è una bellezza nel lavoratore che torna a casa sporco e in disordine, ma con la gioia di aver guadagnato il pane per i suoi figli. C’è una bellezza straordinaria nella comunione della famiglia riunita intorno alla tavola e nel pane condiviso con generosità, anche se la mensa è molto povera. C’è una bellezza nella moglie spettinata e un po’ anziana che continua a prendersi cura del marito malato al di là delle proprie forze e della propria salute. Malgrado sia lontana la primavera del corteggiamento, c’è una bellezza nella fedeltà delle coppie che si amano nell’autunno della vita e in quei vecchietti che camminano tenendosi per mano». Poggiarsi significa sapere che tutto è nelle mani di Dio, per questo andrà tutto bene! Proprio adesso, in questa triste circostanza, abbiamo l’occasione di domandarci ‘Ma io credo che la storia, la vita degli uomini e la mia vita sono nelle mani di Dio?’. Certamente sforzarsi di trovare il positivo in una situazione tragica è psicologicamente difficile, risultando anche – giustamente – offensivo per la vita di tante persone. Tuttavia Dio ci invita ad uno sguardo sapiente nell’invitarci a porre in Lui le radici. Spesso non mettere radici può significare per un giovane semplicemente una chiusura in sé stessi. È bello poter vedere la testimonianza di uomini e donne che in questo momento stanno dando la vita per gli altri e anche noi, chiusi nelle nostre case, possiamo far sì che questo tempo non ci scivoli addosso. Dobbiamo sperimentare la potenza della preghiera, pregare come un popolo, farlo veramente di cuore, pensando ai volti delle persone che conosciamo, provando a immaginare quelli di quanti, in questo momento, sono attaccati a un respiratore o vanno avanti a forza di caffè per salvare quante più vite possibili. Davvero, te lo dico col cuore, non è una banalità: prenditi un tempo per stare col Signore anche se ti sembrerà strano, inefficace o magari ti sembrerà di parlar da solo. Ne abbiamo bisogno per recuperare nuova forza ed essere pronti ad affrontare il presente. Ne abbiamo bisogno per ricordarci che Dio non si può mai dimenticare dell’uomo!



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