Iscriviti alla newsletter

MA QUANTE DOMANDE...!

Continuiamo il nostro viaggio nella Christus Vivit, il documento che papa Francesco ha scritto per tutti i giovani del mondo. I punti 22-33 sono piuttosto ricchi di spunti e indicazioni per vivere la nostra giovinezza, ricordandoci che anche Gesù è stato un giovane-adulto. Quando pensiamo a Gesù o ai santi forse ci prende un po’ d’ansia perché pensiamo che non potremmo mai essere come loro. In questo modo rischiamo di accontentarci della mediocrità, rimanendo dove siamo, schiacciati da quello che diventa un ideale lontano. Non è il senso del dovere, dietro cui prima o poi sbattiamo la testa al muro, ma l’insoddisfazione di questa mediocrità che fa nascere il desiderio di essere creature nuove. “Ma io sono davvero contento così o forse la devo smettere di reprimere quel desiderio che urla nel mio cuore?”. Oggi puoi farti seriamente questa domanda. Per ora potrebbe essere un desiderio di guarigione, di aiuto, di una parola nuova, di cammino, di cielo. “Ma io sto bene così, non mi manca niente!”. Beato te, ma può essere un campanello d’allarme, magari ti sei semplicemente abituato. E questo non perché dobbiamo giocare a fare i “decadenti insoddisfatti dalla vita”, ma perché il campo del cuore può riscoprire la primavera della giovinezza, ricominciando semplicemente a camminare. Non contano gli ideali, ma la realtà: per ora cammina, conceditelo! Camminare fa bene a tutti, in particolare a chi già ha una vita di fede, perché è scoprire di non essere mai arrivato e che c’è un modo personale per essere santo. Camminare è, in questo modo, puntare in alto. Sta alla nostra creatività realizzare tutto questo nella nostra vita. Non c’è una soluzione o un’identità a cui configurarsi, se non quella di Gesù. A me personalmente aiuta chiedermi sempre questo: “Tu Gesù cosa faresti al posto mio? Come ti comporteresti in questa situazione?”. Da quello che ho capito dal testo del Papa, guardare alla giovinezza di Gesù ci porta a riflettere su tre parole: interiorità, missione e relazione. Mi colpisce sempre soffermarmi sul fatto che anche Gesù è cresciuto. Gesù è vero Dio e vero uomo. E come uomo ha dovuto confrontarsi con una natura in crescita, nel corpo, nella mente e nello spirito. Questo ci può sembrare paradossale. Certamente nella sua divinità Gesù vive già in pienezza, ma nella sua umanità si fa compagno con noi anche in questo: si lascia formare. La sua stessa interiorità è caratterizzata da una crescita nel rapporto col Padre. “E io come vivo la mia interiorità? Forse mi sono dimenticato di averla?” Magari ho già un pensiero su ogni argomento, ho già messo un’etichetta a ogni cassetto del mio cuore: “Ho capito tutto di me?”. “Ma perché non iniziare a conoscermi veramente con il Signore?” Questo non per una sorta di ricerca di contatto con sé stessi o per un’autoanalisi. Neppure voglio dire che tale ricerca sia finalizzata a scoprire la vocazione. La missione, venendo alla seconda parola, ti viene data in aggiunta perché, scoperto l’amore di Dio per te, tu possa donarlo ai tuoi fratelli nella modalità che il Signore ha pensato. L’amore è la misura di ogni discernimento. In questa missione, da ultimo, affiora il senso della relazione. Non mi devo più difendere dagli altri, neppure dal male che possono farmi, ma posso vivere la mia vita come un dono per gli altri, per-donarmi e perdonando. In questo si è Chiesa, luogo in cui l’Io lascia spazio al Noi. È questa la sfida più grande in ogni relazione: far spazio all’altro. E se tutto questo ci sembra qualcosa di non realizzabile, ricordiamoci che siamo chiamati a stare col Signore, senza troppe complicazioni. Lui porterà avanti l’opera che ha iniziato in noi fin da bambini!



58 visualizzazioni