LAZZARO!

Una Grido nella Notte


La paura del buio è un tema ricorrente nella memoria di ciascuno, riaffiora tenacemente ogni volta che dobbiamo fare i conti con l’ignoto. L’incertezza del futuro, del che ne sarà di noi inizia a trovare oggi più che mai uno spazio ingombrante, che provoca e sollecita il confronto con quella che S. Agostino chiama “la malattia mortale che si contrae nascendo”: la paura della morte.


Lo sa bene Lazzaro che per superare la paura della morte è dovuto entrarci dentro.


Pur sapendo della malattia del suo amico, Gesù non interviene, aspetta, attende inspiegabilmente la morte: un atteggiamento apparentemente sadico da parte di un Cristo che sembra arrivare troppo tardi, sempre dopo, mai quando lo si invoca. Lasciato da solo per 3 giorni nel sepolcro, Lazzaro (in ebraico El‘azar “Dio aiuta”) sperimenta l’abbandono più completo, l’annientamento da qualsiasi pretesa di possesso, l’angosciante immersione nel silenzio profondo della notte. Ma forse è proprio per questo silenzio che egli può ascoltare il proprio nome gridato a squarciagola da chi lo ama, liberarsi dai lacci e finalmente risorgere.


I 3 giorni di Lazzaro nel sepolcro assomigliano molto alla pandemia che stiamo vivendo e che ci costringe a stare isolati, a fare i conti con i lacci che ci tengono legati e che alla lunga ci soffocano; all'esperienza della “distanza” dall'altro per paura di “infettare”, al bisogno vitale di toccare, abbracciare, stare vicino a chi amiamo. Questo virus, nella sua infinita piccolezza, fa emergere prepotentemente le nostre debolezze e scardina le poche certezze, ricordandoci che come Lazzaro ci ammaliamo, ma che proprio nella debolezza qualcuno ci chiama, tirandoci fuori.


È il sottile gioco della vocazione per cui rispondere alla propria chiamata è questione di vita o di morte, l’uscita dalla nostra tomba dipende da quanto siamo capaci di stare nella notte, luogo privilegiato del silenzio, e di ascoltare così il grido di chi ci ama per primo, da sempre. Sentirci “chiamati” per nome è il segno indelebile che stiamo vivendo come il bambino nel grembo della madre che, ancora prima di vedere la “luce” semplicemente ascolta, e ascoltando vive!


San Paolo ricorda che dall'Ascolto nasce la Fede, allora forse nel silenzio notturno della quarantena può ancora risuonare vibrante la frase di Gesù: “Questa malattia non porterà alla morte ma è per la gloria di Dio “, perché la “Gloria di Dio”, come scrisse una volta Ireneo da Lione, sta semplicemente… “nell'uomo che vive!”


SKatana



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