L’UDITO

Recenti ricerche evidenziano in modo definitivo l’importanza di quest’organo di senso già nella vita prenatale. L’udito è il secondo organo a formarsi, all’incirca nel terzo mese di gestazione, ed assume un ruolo fondamentale per il corretto sviluppo psico-fisico del nascituro.

L’utero infatti, è un luogo sonoro nel quale il feto impara ad ascoltare e ad interagire con la madre. Interessanti ricerche sono state condotte al riguardo: osservando le reazioni dei neonati all’ascolto del battito materno ci si è accorti quanto familiare sia per loro quel suono, tanto che le variazioni cardiache della madre possono incidere in modo determinante sul suo sviluppo e il suo benessere.

Ma se l’esperienza uditiva è fondamentale per la nostra vita biologica, lo è anche per la nostra vita spirituale.

Il primo comandamento apre proprio con l’invito all’ascolto: shemà Israel. E’ perentoria anche l’affermazione di Paolo nella lettera ai Romani: “fides ex audito”, la fede viene dall’ascolto.

E’ evidente come la vicenda umana, nel suo sviluppo biologico, così come nel suo progresso spirituale sia inesorabilmente legata alla capacità di accordarsi con un suono, di accogliere una parola, di affinare l’orecchio.

Nel caos acustico odierno si fa fatica ad ascoltare veramente qualcosa. Siamo bombardati da suoni, rumori e musiche: un malloppo sonoro difficile da districare. Infatti l’udito è un organo selettivo: riusciamo ad ascoltare una cosa per volta, al contrario per esempio della vista, la quale ha un ampio spettro, è propriamente inclusiva. L’udito, invece, si affina selezionando.

E’ esperienza comune a tutte le madri l’impossibilità di comunicare a un figlio che la cena è pronta mentre sta ascoltando un audio su WhatsApp. Ugualmente possiamo concentrarci nell’ascoltare una persona e non sentire niente di ciò che ci sta intorno, fosse anche la nostra canzone preferita.

Insomma, mentre sentire è un atto puramente fisiologico, ascoltare è atto squisitamente spirituale.

L’ascolto non è la sospensione passiva di ogni attività, ma è un’azione: un’attiva partecipazione all’esistenza dell’altro.

Narciso non risponde alla voce amorosa della ninfa Eco, così questa si trasforma nella ripetizione della sua stessa voce. Il narcisista, infatti, non ascolta altro che se stesso, è condannato a un ascolto rimbombante: rimane incastrato nel flusso circolare delle sue stesse parole.

L’ascolto, invece, è apertura all’altro, è un atto di ospitalità. L’ascolto, propriamente, crea relazioni: uno spazio comunicativo personale. Per questo è lo strumento privilegiato delle Rivelazione divina: Dio si fa Parola, si comunica.

Tutt’altro la comunicazione digitale, social, la quale non è in grado di creare relazioni, ma solo connessioni, proprio perché manca di questo contatto personale.

Nel bellissimo romanzo di Michael Ende, la protagonista Momo è una bambina orfana che trova rifugio in una piccola città. Ha una capacità tale di ascoltare che il suo ascolto è capace di guarire quanti si rivolgono a lei: “Quello che la piccola Momo sapeva fare come nessun’altro era ascoltare. Non è niente di straordinario, dirà più di un lettore, chiunque sa ascoltare. Ebbene, è un errore. Ben poche persone sanno veramente ascoltare. E come sapeva ascoltare Momo era una maniera assolutamente unica”.

Infatti accogliere la voce dell’altro è atto di grandissima intimità. La voce che emettiamo è il nostro stesso corpo diffuso nell’aria, consegnato agli altri, il quale è in grado di toccare dove le mani non arrivano: più in profondità di uno sguardo, più internamente di un virus.

Proprio per la loro capacità di penetrazione le parole avrebbero bisogno di un lungo tempo di gestazione (“conta fino a dieci prima di parlare”), di un lungo esercizio di ascolto, proprio come il feto: è l’esperienza fondamentale del silenzio, il luogo dove la parola si struttura, acquista senso, peso.

Il silenzio, infatti, è quello spazio sonoro lasciato libero, disponibile. Il luogo nel quale l’ascolto trova il suo canale privilegiato, dove la sensibilità uditiva viene sollecitata, perfezionata.

Non è possibile nessuna esperienza di ascolto senza tacere le proprie parole: il silenzio sa creare ospitalità, accoglienza, uno spazio necessario affinché l’altro possa esprimere le sue parole.

Si pensa che le ultime parole pronunciate da Beethoven, sordo, siano state: “Udirò in cielo”, chissà se conosceva le parole dell’Apocalisse 14, 2-3: “Udii una voce che veniva dal cielo, come un fragore di grandi acque e come un rimbombo di forte tuono. La voce che udii era come quella di suonatori d’arpa che si accompagnano nel canto con le loro arpe. Essi cantavano un canto nuovo…”.

Ecco che anche l’orecchio sordo, può finalmente dispiegarsi nelle melodie celesti, in parole straripanti.

Roberto

PER APPROFONDIRE:

Sul tema del silenzio:

  • Anselm Grun, Il piccolo libro del silenzio, Gribaudi

  • Anna Maria Canopi, Silenzio. Esperienza mistica della presenza di Dio, EDB

  • Carlo Sini, Il gioco del silenzio, Mimesis

Sul tema dell’ascolto:

  • Adriano Patti, Ascolto via del dialogo, San Paolo

  • Enzo Bianchi, Va’ verso il tuo cuore. L’ascolto, San paolo

  • Papa Francesco, incontro con i partecipanti al convegno della Diocesi di Roma, Basilica di San Giovanni in Laterano, Giovedi 9 Maggio 2019

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