L’OLFATTO


Interrogarsi sulla propria vocazione è un’attività che richiede l’impegno di tutta la persona, coinvolge tutte le nostre facoltà e tutte le nostre dimensioni: spirito, anima e corpo, secondo la tripartizione biblica. La vocazione non è un’operazione di alienazione spirituale, ma richiede un’insistente indagine sulla realtà, la quale solo i sensi possono offrire. È attraverso i sensi che noi costruiamo noi stessi, percepiamo il mondo e con esso ci relazioniamo.


“Tutto ciò che è nell'intelletto passa prima per i sensi”. Questa massima di San Tommaso formulata in epoca Medioevale viene oggi confermata dalle scienze più avanzate. I nostri cinque sensi sono gli strumenti con i quali accediamo alla realtà, con i quali conosciamo il mondo che ci circonda: lo vediamo, lo tocchiamo, lo sentiamo, lo assaggiamo e lo annusiamo. Per questo un’autentica riflessione sulle scelte che si fanno, sulla libertà e, in ultima analisi, sulla vocazione non può sottrarsi da questo impegno: dal riflettere, attivare e infine perfezionare i nostri sensi.


Il primo senso che trattiamo è quello dell’olfatto.

Sembra essere il senso più primitivo, quello più spiccatamente sviluppato negli animali i quali lo utilizzano in maniera assai più raffinata dell’uomo. Negli uomini d'altronde questo senso sembra essere entrato “in crisi”, in un processo di atrofizzazione: un deficit olfattivo derivato dalla repulsione che producono in noi certi odori. E’ un senso poco stimato a causa dell’eccessiva esposizione con cui sollecitiamo altri sensi (la vista e l’udito soprattutto), ma anche perché le informazioni che ci fornisce sono considerate poco attendibili o inutili.


Infatti l’olfatto, è il senso dell’intuito. Chi sa sentire la “puzza di bruciato” è colui che sa evitare in anticipo situazioni pericolose, fiuta qualcosa che “gli puzza”, annusa un possibile pericolo. L’olfatto infatti ci da una conoscenza della realtà pre-razionale, eppure accessibile: tocca le nostre aree emotive, muove la nostra fantasia, sollecita la nostra memoria e i nostri impulsi. Ci mette in contatto diretto con l’ambiente dandoci accesso a una conoscenza intuitiva, immediata, interna. Chi non è in grado di riconoscere i profumi, gli odori, chi non sa annusare le situazioni e il proprio coinvolgimento in esse, è spesso una persona disorientata, che si mette nei guai, a cui manca quell’istinto valutativo che, senza sforzo o grandi ragionamenti, ci da una lettura del reale particolarmente efficace.

È il senso dell’ineffabile, infatti ci da conoscenza di ciò che non vediamo, di ciò che ci è ancora sottratto.


L’attuale società, marcatamente igienizzata, de-odorata, è refrattaria a qualsiasi odore che non sia nella sfera del neutro o dell’eccitante. Il profumo è infatti utilizzato per il suo accesso diretto ai nostri appetiti più suscettibili: la fame e l’incontro sessuale. L’olfatto quindi non viene considerato per la sua capacità di leggere la realtà quando ancora non si è manifestata, ma viene sollecitato in maniera da provocarlo, come strumento di seduzione. Da qui il fiorire del mercato dei profumi.


Margaret Mazzantini descrive così questa diffidenza per degli odori mettendola in bocca a un personaggio di un suo libro, un senza tetto, Zorro: “Con l’igiene non bisogna troppo strafare. Se hai paura del tuo sapore, c’è qualcosa che ti va storto dentro. Io c’ho esperienza e ti dico che più ti lavi e più puzzi. Quando sento che s’affaccia l’odoraccio, il selvatico, me ne vado al diurno, qua sotto al metrò, e mi prendo una doccia. Il diurno è un gran posto, c’è un odore commovente: di topicida […] Mi piace uscire dal diurno profumato e pulito, mi sembra come quando uscivo di casa, uscivo e sapevo che sarei tornato. Peccato che ci vuole poco per tornare a puzzare. Però quando puzzi è più facile”.

Insomma l’odore è costitutivo dell’uomo e la sua capacità di riconoscerli e distinguerli ci da accesso a quella possibilità umana e spirituale che viene chiamata discernimento (l’arte di distinguere e quindi di scegliere).


L’olfatto, quindi, è un senso di capitale importanza, basti pensare che Ilja Gort, proprietario della famosa Cantina Chateau de la Garde, assicurò il suo naso per milioni di euro, nel timore di perdere il suo leggendario olfatto. L’odore è il precursore della presenza per questo è cosi legato alla memoria: è in grado di rendere vivi ricordi anche molto lontani. Addirittura in Cina verso la fine del XIX sec era in uso un orologio a incenso, detto hsiang yin (“sigillo di profumo”): era il profumo a stanare il tempo dal suo nascondiglio, lo faceva scorrere come un aroma tanto che il profumo dell’incenso intensificava il profumo del tempo.


Ogni ricerca, anche quella vocazionale, è segnata da una traccia profumata, dalla capacità di saper distinguere gli odori, di saperli seguire. E’ la capacità di avere fiuto, di riconoscere la realtà e saperla valutare per strappare al mondo il suo odore, anche la sua puzza molesta e dotarla di senso, di significato. Saper riconoscere gli odori gravi e acidi della realtà, per non sbattere sempre contro gli eccitamenti frizzanti e igienizzati delle finzioni commerciali! San Agostino nelle Confessioni paragona la ricerca di Dio addirittura all’inseguimento di un profumo verso il quale è stato a lungo insensibile: “ Egli ci guardò attraverso la rete della carne, c’infiammò di amore con le sue carezze, e noi corriamo dietro il suo profumo”.


Che l’attuale crisi delle vocazioni sia in realtà una crisi del senso olfattivo sembra esagerarlo affermarlo, ma la coincidenza fa riflettere.

Roberto



Per approfondire il tema del discernimento:

Per un approccio biblico ed esistenziale: Fabio Rosini, l’arte di ricominciare, San Paolo.

Per un approccio maggiormente legato alla tradizione patristica: Enzo Bianchi, l’arte di scegliere, San Paolo.

Per quanto riguarda la tradizione ignaziana: Marko Ivan Rupnik, Il discernimento, Lipa.

Per approfondire il tema dei cinque sensi:

Amedeo Cencini, Abbiamo perso i sensi, San Paolo.

P.Pisarra, Il giardino delle delizie. Sensi e spiritualità, Ave.

Per un approccio psicologico: Risè, guarda, tocca, vivi. Riscoprire i sensi per essere felici, Sperling&Kupfer.

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