Insospettabile ricchezza

Parlare di vocazione sacerdotale e di vita consacrata implica inevitabilmente incontrare i cosiddetti voti di povertà, castità e obbedienza, che sono la grande scommessa per poter autenticamente e profondamente amare Dio e l’uomo in queste particolari vocazioni.


Ma è bello anche dar loro un altro nome, sicuramente più affascinante e reale: consigli evangelici. Allora essi non parlano più solo di me, sacerdote, o di quel consacrato o consacrata che conosci, ma parlano anche di te, della tua vita, delle tue scelte e della tua identità.


I consigli evangelici riguardano tutti coloro che desiderano vivere il Vangelo e nel cuore hanno un regalo da chiedere al Signore e, di conseguenza, un impegno da assumere: Non voglio essere un cristiano mediocre, non voglio essere quel tiepido di cui parla il libro dell’Apocalisse (3,16), la cui sorte è terribile, non voglio sprecare la mia vita accontentandomi del minimo sindacale per fare bella figura, ma arrivare al termine della mia vita e dire, come ha voluto che si scrivesse sulla sua lapide una suora: Ho vissuto!


Già il nome è bellissimo: consigli evangelici. Dunque i più bei consigli che posso ricevere, perché provengono da come Gesù stesso ha vissuto e che consiglia anche alla mia vita, proprio alla mia. E se hai mai avuto il regalo di incontrare una persona saggia, che ti ha aiutato con i suoi consigli, puoi ben immaginare che regalo siano i consigli che provengono dalla vita stessa di Gesù.


A me è stato chiesto di parlarti della povertà e difficilmente avrebbero potuto scegliere una persona meno indicata per farlo. Confido nella tua carità e nella tua capacità di saper andare oltre il limite di questo povero e breve contributo, per lasciarti invece toccare e interrogare da quello che Gesù ha da dirti a riguardo.

Per parlare del consiglio evangelico della povertà sembra quasi scontato richiamare uno dei brani più conosciuti dei vangeli, quello del giovane ricco. Chissà quante volte ti ha interpellato, ti ha posto domande, forse anche sul senso della tua vita e delle tue scelte. Lui, nella versione di Matteo (19,16-22), era giovane, forse come te; era un bravo ragazzo, forse come te; era scrupoloso nelle cose di Dio, forse come te, ma non aveva il cuore nella pace. Tutto quello non gli bastava. E Gesù, che conosce il cuore dell’uomo, anche il tuo, gli offre il suo consiglio: “Se vuoi essere perfetto, va, vendi quello che hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi”. Che batosta! Non so se ti è mai capitato: avvertire la chiarezza di Gesù sulla tua vita e rimanere quasi pietrificato, impaurito, disorientato.

Ma come?! Dicevo che volevo seguirlo, mi fidavo di lui, e ora ne ho quasi… anzi ho paura e basta. Cambiare così profondamente. Non fidarmi più delle mie capacità, dei miei mezzi, dei miei progetti, delle mie strutture morali così ineccepibili. Che delusione sei Gesù! Anche io me ne vado via, torno ai miei spazi protetti, alle mie ricchezze più o meno dichiarate. Ma forse anche io, come quel ragazzo, torno triste e penso che la causa della mia tristezza sei proprio tu o chissà cos'altro! Oppure forse è arrivato il momento di dare retta a quel consiglio: sii povero, poggia la tua vita su quella povertà che è stata l’abito che Gesù ha sempre indossato.


Uno come te e come me, che si chiamava Paolo, che di ricchezze ne aveva tante, non di denaro o di beni, ma la ricchezza delle sue convinzioni, delle sue ragioni, delle sue scelte, a un certo punto invece incontra Gesù e tutto cambia. Non solo l’opinione che aveva su Gesù e sui suoi discepoli, ma Paolo cambia opinione su se stesso e decide che era arrivato il momento di scegliere quella povertà che Gesù aveva scelto. Lo scrive in un passaggio bellissimo di una sua lettera (Fil 2,5-11), che ti consiglio di leggere. Accogliere quelle parole è scoprire una vita nuova, o come dirà Gesù nel celebre brano del Buon Pastore: <<Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza>> (Gv 10,10).


C’è una parola ancora più chiara che Gesù rivolge a noi consacrati, ma anche a ogni uomo che cerca la vita in abbondanza, che si trova nel brano più importante riguardo ai consigli che Gesù dà all’uomo, cioè nel vangelo di Matteo, all’inizio del capitolo 5, quando Gesù parla della felicità; sì, proprio di quella, quella che io e te cerchiamo da sempre, forse non trovandola così spesso. Gesù in questo capitolo parla di coloro che troveranno la felicità nella loro vita, e il primo consiglio per cercarla è questo: <<Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli>> (Mt 5,3).

Ancora povertà! Dove c’è felicità nella povertà?! Io devo farmi un nome; io devo costruirmi qualcosa di solido. Non vedi il tempo che stiamo vivendo: chi è povero soccombe, non sa cosa fare in questo periodo così difficile.

Ma la povertà di cui parla Gesù è una rinuncia a possedere per sé al fine di imparare l’unico modo perché i beni non siano causa di infelicità, di tristezza, come per quel giovane del Vangelo, e questa strada ha un nome ben preciso: condivisione.


Fra i tanti ricordi di mia madre che porto nel cuore, ci sono alcune parole che mi disse quando ero già sacerdote: “Io sono nata povera e voglio morire povera”. Così è stata la sua vita. Era nata in una famiglia molto povera, ma quando parlava della sua giovinezza era sempre contenta. Poi, nel matrimonio, non ha vissuto in una famiglia povera. Anzi, non ci è mai mancato nulla, nonostante fossimo nove in casa. Ma lei ha continuato a vivere da povera, usando per sé solo l’essenziale e in alcuni momenti nemmeno quello, lasciando tutto per la sua famiglia. Sì, forse lo hai visto anche in tua madre, perché appartiene al cuore delle vere mamme questo dimenticarsi di sé. Io in mia mamma ho visto, però, anche una scelta di fede che la rendeva profondamente libera. Per lei era vivere il vangelo, nella sua particolare vocazione, e lo ha vissuto molto più seriamente di suo figlio sacerdote.


Che bella la povertà! Mi fa respirare libertà. Mi affranca da tutta la pesantezza che porta con sé il dover dimostrare qualcosa di me e delle mie capacità. Mi libera dalla terribile tirannia del bisogno di possedere. Mi permette di essere finalmente contento di me, nonostante quello che cerco costantemente di nascondere.

Il Papa nell’Udienza Generale del 5 febbraio scorso ha detto: “Se non accetto di essere povero, prendo in odio tutto quello che mi ricorda la mia fragilità”. Penso che Papa Francesco abbia colto nel segno: la povertà che Gesù ha vissuto e consiglia anche a me e a te, è l’opportunità di fare della nostra vita un capolavoro di amore.

A me piace questo progetto e sono sicuro che anche in te abbia suscitato un particolare appetito. E chissà se forse ti sta parlando di un particolare disegno di amore per la tua vita, forse con scelte importanti da fare.


Apriamo insieme questo cantiere di speranza, perché senza povertà la speranza è soffocata dagli affanni e dall’inquietudine che porta con sé il non senso. No, la mia e la tua vita meritano altro e, paradossalmente, questo altro passa attraverso la povertà riconosciuta, accolta e difesa come il grande regalo per avere vita in abbondanza.


Se ti va di concludere con una preghiera ti suggerisco lo splendido Salmo 131(130).


d.R



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