Il vangelo formato Kindle

Parlare di “luoghi ospitali”, di questi tempi, può risultare ironico: di quei «luoghi appropriati, che i giovani possano gestire a loro piacimento e dove possano entrare e uscire liberamente, luoghi che li accolgano e dove possano recarsi spontaneamente e con fiducia per incontrare altri giovani sia nei momenti di sofferenza o di noia, sia quando desiderano festeggiare le loro gioie» (n.218). Da molte settimane ormai siamo “costretti” nelle nostre case, lontani da genitori, fratelli e sorelle, o magari continuamente insieme a loro, litigando per usare il bagno o su cosa vedere in televisione, e le giornate spesso scorrono senza tempo, come gli scenari di qualche gioco di ruolo o le puntate di un improbabile reality show. Il nostro compagno di avventure è sempre di più uno schermo, quello del computer o dello smartphone: e se prima vedevamo solo come una patologia o un gioco da bambini quelli che passavano ore nel ricreare, nel mondo virtuale, relazioni e interazioni “umane”, oggi ci accorgiamo che questo è un desiderio irrinunciabile anche per noi: quante famiglie hanno "mangiato" via chat il pranzo di Pasqua, e quanti amici si sono incontrati per l’immancabile aperitivo delle diciannove; e anche, perché no, quanti hanno creato spazi «per la condivisione della fede e per l’aiuto reciproco nella testimonianza. […] Molti giovani sono capaci di imparare a gustare il silenzio e l’intimità con Dio. Sono aumentati anche i gruppi che si riuniscono per adorare il Santissimo Sacramento e per pregare con la Parola di Dio. Non bisogna sottovalutare i giovani come se fossero incapaci di aprirsi a proposte contemplative. Occorre solo trovare gli stili e le modalità appropriati per aiutarli a introdursi in questa esperienza di così alto valore» (n.219-224), anche online.


Sappiamo bene che non è una novità: anzi, tempo di abituarci, ed è già una tecnologia obsoleta, che cede il passo alla realtà aumentata virtuale e all’intelligenza artificiale; la Chiesa impiega tanto (e a volte troppo) tempo per attuare i cambiamenti necessari, o perché viaggia sempre con qualche anno di ritardo rispetto al “mondo”, o perché lo Spirito suggerisce cose che ancora non siamo capaci di mettere in pratica o addirittura di comprendere. Ma «anche se dobbiamo rispettare le diverse fasi e a volte dobbiamo aspettare con pazienza il momento giusto, non possiamo non invitare i giovani a queste sorgenti di vita nuova, non abbiamo il diritto di privarli di tanto bene» (n.229).

Francesco



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