IL TATTO

L’anima tra le viscere

“Per gli altri sensi, in effetti, l’uomo rimane indietro di molto rispetto agli animali, ma quanto alla finezza del tatto egli è di gran lunga superiore. E’ per questo che è il più intelligente degli animali” dice Aristotele che continua “la sua carne è la più morbida che ci sia, la sua lingua è la più mobile, la più tenera e la più delicata”. Sembra che il tatto sia il senso che più ci caratterizza, quello attraverso il quale segniamo il solco tra noi e il regno animale: il senso che abbiamo maggiormente sviluppato, il più fine.


Il senso del tatto attraversa tutto il nostro corpo, tramite una cascata di pelle che ci avvolge e ci rende “sensibili”, tanto che potrebbe essere la sintesi di tutti i sensi. Dice San Tommaso che in fondo ogni altro senso si riduce a questo: la vista è il tatto degli occhi, l’udito il tatto delle orecchie, il gusto il tatto della bocca…insomma questo senso assume particolare rilievo.


La nostra pelle segna il confine del nostro corpo, ci limita dentro un perimetro: è la soglia tra noi e il resto del mondo. Per questo si può dire che il tatto segna la distanza, ma ancor di più ci informa della vicinanza (con-tatto). Il tatto è propriamente il senso della vicinanza, come la vista è il senso della lontananza: un bacio ci mette in contatto con l’amante, eppure ce lo sottrae dalla vista. Se tocchiamo non vediamo e se vediamo siamo troppo distanti per toccare.


Qui si gioca tutta l’ambiguità della pornografia: rendere visibile ciò che non potrebbe esserlo. Infatti “la concupiscenza degli occhi implica un abbandono della stretta, una perdita di intimità”. Nell’atto della carne, a voler essere precisi, non c’è niente da vedere.

Quel contatto intimo che annulla la nostra vista per intensificare la nostra unione, ci viene restituito dalla pornografia sotto forma di immagine. Ciò che dovrebbe essere consumato, ci viene proposto per essere contemplato: è il ribaltamento scomposto della nostra attività sessuale.


Il tatto è appunto il più erotico tra i sensi. Il Cantico dei Cantici è il libro dove ogni contatto si fa vibrante, conduce all’amplesso, al desiderio incontenibile dell’altro. E infine a Dio.

Infatti il tatto è spesso usato, nella Sacra Scrittura, come ciò che ci fa sperimentare la presenza di Dio. Michelangelo stesso, nell’affresco della Cappella Sistina, raffigura la creazione come il tocco “generativo” di Dio.

Non solo nella Scrittura, ma tutta la realtà è desiderio all’amplesso: la pietra raggiunge il suolo, l’ape il fiore, l’onda lo scoglio, in un contatto inevitabile, un’attrazione sorprendente. Il reale è un’ ascensione graduale verso un’unione sempre più perfetta e l’unione sessuale ne costituisce il coronamento. Dice in proposito San Tommaso: “Le cose superiori sono in quelle inferiori secondo il modo della partecipazione e quelle inferiori sono in quelle superiori secondo il modo dell’eccellenza”: è la tensione, che sperimentiamo, al contatto pieno, completo, coinvolgente.


Spesso, purtroppo, abbiamo ricondotto al tatto e all’attività erotica il nucleo infettivo della nostra vita spirituale, attribuendo al nostro corpo e alla nostra carne una tendenza corruttrice che in realtà non ha. “Il disordine morale infatti non deriva in noi da un corpo bestiale che non è più tenuto sotto controllo da un’anima sovrana, bensì piuttosto da uno spirito perverso che approfitta di un corpo disarmato”: l’uomo infatti è l’unico essere nel regno animale che continua a bere anche dopo che si è dissetato che mangia anche quando è sazio, ma non per un capriccio disobbediente della carne, ma per la brama spasmodica dello spirito.


L’unione più profonda implica una dimensione tattile, anche per quanto riguarda le cose spirituali. Tutti i Sacramenti infatti presuppongono un contatto, tanto che oggi, in tempi di quarantena, ci troviamo tutti smarriti quando si parla di “comunione spirituale”.


Nel bellissimo libro di Marguerite Yourcenar, Adriano, nella sue memorie, scrive: “Questo gioco misterioso che va dall’amore di un corpo all’amore di un essere umano, m’è sembrato tanto bello da consacrarvi tutta una parte della mia vita. L’attrito di due piccole parti di carne non definisce il fenomeno dell’amore, così come la corda toccata dal dito non rende conto del miracolo infinito del suono. Più ancora che alla voluttà, essa reca ingiuria alla carne, a questo strumento di muscoli, di epidermide, a questa rossa nube di cui l’anima è la folgore”.


Sappiamo bene infatti che la fede non è un’ evasione in un mondo spirituale, o peggio ancora intellettuale, ma è incarnazione.

Roberto


PER APPROFONDIRE

Un autore a cui sono molto grato e cui devo queste riflessioni:

Fabrice Hadjadj, Mistica della carne. La profondità dei sessi, Medusa

Per una spiritualità del corpo:

Xavier Lacroix, Il corpo e lo spirito, Qiqajon

Yves Semen, La sessualità secondo Giovanni Paolo II, San Paolo

Sui rapporti e i problemi relativi a internet e al digitale:

Byung-Chul Han, Eros in agonia, Nottetempo

Giovanni Cucci, Paradiso virtuale o Infer.net? Rischi e opportunità della rivoluzione digitale, Ancora


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