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Il nostro primo amore


Anno nuovo, vita nuova. Ma le cose buone ce le teniamo, e speriamo che lo sia anche questo nostro viaggio attraverso la "Christus Vivit". In questo modo, passato il Santo Natale, possiamo davvero guardare alla gioventù con gli occhi di Gesù, che è nato come ogni altro bambino.


È proprio Papa Francesco che lo raccomanda non solo a ciascuno di noi, ma in particolare alla stessa Chiesa: i giovani «sono sensibili alla figura di Gesù, quando viene presentata in maniera attraente ed efficace» (n.39); una Chiesa autoreferenziale e concentrata solo su sé stessa, che non presenta Gesù Cristo, non diventa significativa per l'esistenza dell'uomo, perde la sua giovinezza e si trasforma in un museo (cfr. nn.40-42).


Tutti noi allora dobbiamo ritrovare l'entusiasmo del «Sì» di Maria, che non si "butta" solo per "vedere che cosa succede", ma che si fida della promessa di felicità che Dio ha fatto alla sua vita.


Come lei, tantissimi giovani nei secoli di vita della Chiesa hanno testimoniato la bellezza dell'amore per Gesù: dai primi giovani martiri, come la piccola Agnese, passando per i pastorelli di Fatima, Francisco e Giacinta, fino a Maria Goretti e Pier Giorgio Frassati. 


Altri, come Carlo Acutis e Chiara Corbella, "santi" dei nostri giorni, hanno saputo affrontare coraggiosamente il dolore di una malattia mortale, che sembrava aver troncato sul nascere i loro sogni per il futuro.


Le storie di tutti questi giovani hanno una cosa in comune: non importa quante esperienze esclusive facciamo o quanti anni viviamo "al massimo" , perché la felicità vera si trova solamente scoprendo quale progetto Dio ha per te. Un progetto bello e perfetto per una vita di un giorno come per una di cento anni. È proprio vero allora quello che diceva Carlo Acutis: «Tutti nascono originali, ma molti muoiono fotocopie»! 



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