CHE STORIA!

Si è scritto tanto su Carlo Acutis: ne hanno parlato giornali, riviste, TV, siti internet, canali social...come se i media, sui quali tanto aveva insistito, gli volessero rendere omaggio.

Personalmente non ho aneddoti particolari da raccontare, né vorrei aggiungere parole sulla vita di un ragazzo di cui tanti - ben più informati di me - si sono interessati.

Insomma chi cercasse in questo articolo un profilo dettagliato, inedito o più semplicemente biografico della vita di Carlo Acutis, rimarrebbe deluso: eppure vorrei cedere alla tentazione di scrivere qualcosa di sensato su questo ragazzo.

La sua storia infatti mi ha colpito tanto nel suo contenuto, ma ancora di più per le sue conseguenze.

Ecco, non vorrei parlare della sua storia in senso stretto, ma dei suoi ingranaggi; non della sua vita, ma del dinamismo che l’ha portata fino a noi (si, lo so, è un progetto molto ambizioso!). Senza perdermi nei dettagli dei suoi giorni, vorrei riflettere sul perché questo giovane concentrato di semplicità e buone maniere ha suscitato tanto interesse.


Wittgenstein, uno dei più grandi filosofi del '900, notava che seppure risolvessimo tutti i problemi scientifici, il mondo della vita non sarebbe neppure sfiorato.

Il senso della vita eccede il rigore scientifico ed è per questo che, a spopolare, non sono le ricerche sul nuovo vaccino, ma la storia di un ragazzo qualunque.

Siamo affamati di storie, di testimonianze (per usare un termine più "cattolico").


Tutta la Sacra Scrittura è Parola di Dio in forma di racconto: da Adamo, ai patriarchi, alla storia del popolo d'Israele, fino ad arrivare a Gesú Cristo. Un racconto che raccoglie personaggi, volti, luoghi...storie che si intrecciano con la misteriosa irruzione di Dio nel tempo.

La Bibbia non è un ricettario per la vita felice, né un trattato dottrinale, ma una storia che, tramandata in forma orale, è stata fissata in un testo scritto solo successivamente: Dio si è rivelato all'uomo tramite un racconto.

Un racconto che ci precede e ci coinvolge, una storia che abbiamo alle spalle, ma che, come una catapulta, ci piomba addosso e aspetta solo di essere raccontata.


"Recenti studi di neuro-narratologia (le neuro-scienze applicate al racconto) hanno dimostrato che, quando seguiamo una storia, si attivano molte aree cerebrali preposte non solo all'ascolto e alla comprensione del linguaggio, alla riflessione e all'emozione profonda, ma anche all'attività motoria", un sentire comune, profondo, ci lega alle storie che sentiamo. Vengono a far parte della nostra vita, ci spingono all'azione. Potrei dire, alla conversione (sempre per essere più “cattolico”).


Quello di Carlo Acutis è il racconto che, forse, avevamo bisogno di sentire. Una storia fresca, vivida, anche drammatica a tratti, ma così familiare da sentirla nostra. Una testimonianza che rafforza la fede e ricorda che la Parola di Dio non è un testo chiuso, ma una storia che continua ad essere scritta nelle vite nascoste di tanti cristiani. Sant'Agostino diceva che se anche bruciassero tutte le Bibbie non sarebbe un problema: ogni cristiano è Parola di Dio.

In questo intreccio misterioso di carne e divinità, di peccato e redenzione, di fango e spirito, si snodano storie che ci aiutano ad amare la vita. E a desiderare il cielo.

La meraviglia infatti non è che Dio abbia concesso i suoi favori a un ragazzo qualunque, ma che, sotto la crosta ruvida della nostra umanità, cresca succosa la nostra storia con Lui.

Roberto

[Quando il Baal Schem, il fondatore del chassidismo, doveva assolvere un compito difficile, andava in un certo posto del bosco, accendeva un fuoco, diceva le preghiere e ciò che voleva si realizzava. Quando, una generazione dopo, il Magid di Meseritsch si trovò di fronte allo stesso problema, si recò in quel posto nel bosco e disse: “Non sappiamo più accendere il fuoco, ma possiamo dire le preghiere” e tutto avvenne secondo il suo desiderio. Ancora una generazione dopo, Rabbi Mosche di Sassov si trovò nella stessa situazione, andò nel bosco e disse: “Non sappiamo più accendere il fuoco, non sappiamo più dire le preghiere, ma conosciamo il bosco, e questo deve bastare”. E infatti bastò. Ma quando un’altra generazione trascorse e rabbi Israel di Rischin dovette anch’egli misurarsi con la stessa difficoltà, restò nel suo castello, si mise a sedere sulla sedia e disse: “Non sappiamo più accendere il fuoco, non siamo capaci di recitare le preghiere e non conosciamo nemmeno il posto nel bosco: ma di tutto questo possiamo raccontare la storia”. E, ancora una volta, bastò.]




191 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti