Attendi…Amo!

Il Sabato Santo è DONNA!

Un antico detto rabbinico dice che la donna è uscita dalla costola dell’uomo, perché sta un po’ più in basso del braccio per essere protetta e dal lato del cuore per essere amata.


Nessuno meglio di una donna sa cosa vuol dire ATTENDERE. Tessere la vita al proprio interno, prendersene cura, aspettare il “tempo” opportuno per donarla al mondo è un'arte che solo una donna sa fare. Sarà per questo che il sabato santo con la sua croce vuota e il sepolcro chiuso è il tempo più femminile dell’anno, dove attesa e speranza si fondono insieme in un tempo apparentemente senza fine.


Lo sapevano bene le donne del sabato di Gesù, quelle che si presero cura del suo corpo martoriato cospargendolo di mirra e aloe, profumandolo con preziosi aromi per rallentare così il processo di corruzione del corpo, quasi fosse un “fermare” il tempo per un'eterna attesa. È il gioco sottile dell’amore che solo un cuore femminile sa condurre, capace di un amore spudorato, unico, a tratti scandaloso perché praticamente “libero”. Per questo l’amore di una donna assomiglia a quella della croce: spaventa perché è capace di darsi completamente, e attrae perché è irresistibilmente Libero.


Come la croce vuota del sabato, anche l’amore di una donna è spesso silenzioso, taciturno nella sua intimità, quasi enigmatico, ha un linguaggio tutto suo fatto di parole non dette, di sguardi profondi e seducenti. È lo sguardo l’arma silenziosa con cui la donna del “sabato” taglia il cuore di chi sa ascoltare, come il centurione romano che colpito al cuore da un Cristo morente e silenzioso cade a terra convertito e annientato.


La donna del sabato è colei che sa attendere la Vita perché SPERA, non si finge morta per non vivere ma vive fino a dare la vita, sa che la croce è un passaggio obbligato dove la strategia dell’attesa è quella vincente. La speranza della donna annienta la disfatta dell’uomo per cui il silenzio è sconfitta, la croce è sacrificio inutile, Cristo una bella illusione. Abituato a trovare soluzioni convenienti il cuore del “maschio” si intorpidisce di fronte al rischio di un'attesa apparentemente inutile, senza tornaconto, un gettare il cuore oltre l’ostacolo che fa emergere tutta la fragilità dell’uomo. Non a caso sotto la Croce, a parte Giovanni, c’erano le donne a condividere la “passione” di Gesù, la stessa passione che muove la donna: quella di amare fino a dare la vita.


Un Cuore che sa attendere è un cuore che sa amare perché è capace di SPERARE! Questo è il motore che muove i passi di Maria di Magdala, tanto da farla uscire di buon mattino il giorno dopo il sabato. Lei attende, spera e alla fine parte, anzi corre in fretta come una folle innamorata che non rimarrà delusa, e questa volta troverà la Vita alla fine della sua attesa.


A noi non ci rimane che attendere. In fondo ancora poche ore … ed è già mattino!

SKatana




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