Ardenti di vita

Come coinvolgere i giovani nella vita della Chiesa e trasmettere loro il desiderio di una vita cristiana autentica? È questa la domanda che si fa papa Francesco e che anche noi, come educatori o semplicemente come giovani, possiamo farci. In realtà tutti abbiamo bisogno di andare al centro della nostra fede, di riscoprire ogni giorno, quasi daccapo, ciò che ci fa dire di essere cristiani.

Il Papa, in questi paragrafi, non dà la ricetta precisa per una pastorale efficace, ma mette a fuoco alcuni atteggiamenti che bisogna fare propri perché la Chiesa possa tornare ad affascinare il mondo giovanile.

Purtroppo alle volte i giovani sono privati del loro diritto a vivere un'adolescenza sana, una giovinezza positivamente spensierata in cui possano crescere sul piano umano (in famiglia e tra amici) e intellettuale (nella scuola media e superiore): ad un giovane che cresce guardando i genitori litigare in continuazione o che familiarizza con lo spaccio e la prostituzione, come si può parlare d'amore, di rispetto o di castità? Come si può insegnare ad un giovane privato della possibilità di avere una cultura a non seguire la massa solo perché è la via più vantaggiosa? In una parola, come si può parlare loro di Dio?

I giovani portano nel cuore un vivo e acceso desiderio di autenticità che però rischia ad ogni passo di essere schiacciato dagli eventi della vita che sembrano essere più forti di loro. Essere vicini con semplicità, senza pretese, è la strada maestra per ricercare il buono dentro ciascuno.

Questo è quello che il Papa chiama vicinanza ai giovani, primo strumento di evangelizzazione, perché i giovani non siano catturati dal proselitismo, ma attratti dalla luce che la Chiesa deve emanare.

Nei nostri quartieri ci sono anche tanti giovani che già si sentono parte viva della Chiesa tutta e della parrocchia in modo più particolare. Anche per essi la Chiesa deve avere sollecitudine e attenzione perché questi giovani possano vivere un rapporto significativo con Gesù. Un elemento importante messo in evidenza dal Papa è infatti la crescita dei nostri giovani, crescita nella fede che deve essere un'attenzione costante nel cuore di chi si prende cura di loro.

Allora, i giovani possono mettersi in gioco con esperienze di carità, sentendosi protagonisti della loro vita, imparando la fatica della collaborazione e insieme la bellezza del costruire qualcosa insieme. Possono così lasciarsi interrogare da ciò che vivono e da ciò che succede intorno a loro, e nella Chiesa possono trovare chi indichi loro il giusto modo per interpretare alla luce della fede tutto ciò che li colpisce.

Non solo, ma i giovani possono essere aiutati a vivere maggiormente la preghiera, realtà che forse può apparire loro strana o anacronistica. Per questo c'è bisogno di testimoni che siano capaci semplicemente di stimolare la loro curiosità, per aiutarli a entrare nel mistero dell'amicizia con Gesù. Non bisogna aver paura che i ragazzi scappino via all'idea di sostare troppo tempo in silenzio davanti al Signore.

E allora fermiamo i censimenti e i conti in base a successi o numeri. Ricominciamo semplicemente a ricordarci che è prima di tutto Dio che desidera incontrare i suoi figli. Noi dobbiamo solo far sì che questo incontro non sia ostacolato, testimoniando, anche col silenzio e con una vita semplice, che per noi aver incontrato Cristo ha fatto la differenza e che questa gioia, pur in mezzo a tante fatiche e interrogativi, non vogliamo tenerla solo per noi.

Adrian



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