Adorare e offrire

Sacerdozio battesimale


Voi invece siete stirpe eletta,

sacerdozio regale,

nazione santa,

popolo che Dio si è acquistato

perché proclami le opere ammirevoli di lui

che vi ha chiamato dalle tenebre

alla sua luce meravigliosa. (1Pt 2,9)

Con il battesimo la persona diventa sacerdote, re e profeta, il nuovo tempio dove Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, viene ad abitare.

Allora bisogna entrare nel proprio cuore e scovare Dio che vive!

Eppure, in alcuni casi si passa tutta la vita lontani da Dio… Come se ognuno di noi fosse il proprietario di un fantastico castello e decidesse di vivere la propria vita in uno sgabuzzino.


Noi siamo sacerdoti!

Il sacerdote fa due cose: adora Dio e gli offre sacrifici.

Adorare significa pendere dalle labbra di chi parla: sentire con le orecchie e soprattutto ascoltare con il cuore. Ascoltare con il cuore spinge a uscire fuori di sé, ad allargare i propri orizzonti e proiettarsi verso nuovi traguardi. Adorare, in fondo, significa trasformarsi. Siamo portati a offrire sacrifici: il dono e la rinuncia sono espressione di chi è alla presenza del Signore.

C'è un problema: purtroppo, ognuno adora moltissime cose nell’arco della giornata e della vita: il proprio ego, il lavoro o lo studio, la famiglia e le amicizie, i vizi e gli istinti. Assolutizzare i magnifici doni di Dio, pervertendoli in falsi idoli, ci lascia miseramente a mani vuote e ci porta alla morte, proprio lì, dove chiedevamo vita.

Il cristiano non è migliore di tanti pagani. La lettera di Pietro dice “Dio […] vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa”. Anche il cristiano, spesso, serve prima sé stesso, il proprio lavoro e le proprie passioni. Adora idoli muti, dai quali ottiene solo morte. La grazia che Dio fa ad ognuno è di rendersi conto cosa significa vivere nello sgabuzzino quando si ha a disposizione un castello.

Il cristiano consapevole degli idoli che ha servito, a poco a poco, si ritrova ad adorare Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo. Pende dalla sue labbra, ascolta la Sua Parola che lo trasforma interiormente. Lo costringe a uscire fuori di sé e a portare la stessa offerta di Gesù: dare la vita per gli altri. Scopre il valore del sacrificio e della gratuità. Allora la sua giornata diventa ringraziamento per i doni ricevuti e richiesta di perdono per le proprie mancanze. La vita si trasforma in abbandono e fiducia nel Padre e in silenzio di fronte al dolore. La settimana del battezzato ha senso e si compie nell’Eucarestia domenicale, memoriale dell’unico sacrificio di Gesù. Tutta l’esistenza del battezzato diventa sacrificio spirituale gradito a Dio.

Ognuno di noi vive il suo sacerdozio battesimale, crescendo nell’adorazione e nell’offerta di sé all'unico Dio, e quindi, agli altri. In questo modo, si abbandona lo sgabuzzino, e si entra nel castello. Lì ci aspetta Gesù, sommo sacerdote, che ci indica la strada da seguire. Vivendo con Lui, diventiamo la presenza vivente di Dio che cammina sulle nostre strade, guarisce i nostri malati, consola gli afflitti e da vita ai morti.

GB



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